Lilly's profileFan Fictions ForumBlogListsNetwork Tools Help

Blog


    September 03

    Concorso Fan Fictions Forum(prima edizione)

    Tema:una one-shot sui pensieri di Ed o Bella in New Moon
    Ecco le one-shot che partecipano al primo concorso:

    Ti amo di mewlaila
    Era li vicino a me, ignara a prima vista di ciò che stavo per fare. Ma sapevo che non era così, sapevo che la sua sensibilità aveva captato qualcosa, l’inevitabile.
    Diretto, quasi tutto d’un fiato le rivelai le mie intenzioni. Quelle parole furono come lame affilate per lei, glielo leggevo nei suoi occhi scuri e profondi, ora colmi di lacrime.
    E’ difficile mantenere gli obbiettivi prefissati quando è in gioco la felicità e l’incolumità di chi ami più di te stesso e di chi vorresti avere affianco per l’eternità. E’ per il suo bene, ripetevo fra me e me, ma non ne ero convinto nemmeno io…lei era tutto ciò per cui avrei vissuto, lei era il tutto. Era per questo che dovevo allontanarla…lontano dalla morte, lontano da me.
    La sento la sofferenza che la devasta, avverto il suo cuore che si spacca in frammenti che non saprò ricostruire. E’ li dinanzi a me incredula di ciò che le ho appena confessato e, forse, nemmeno io ci credo. Rivivo tutti i momenti passati con lei nei suoi occhi scuri ora devastati dalla sofferenza che io stesso gli ho inferto. L’amore che nutro per lei è indescrivibile, amo tutti di lei…i suoi occhi, la sua pelle calda, le sue labbra… ogni suo piccolo gesto, amo il muoversi lento dei suoi capelli al vento, amo ogni cosa, amo il suo dolce e dannato profumo che stuzzica i sensi che sempre devo tenere a bada in sua presenza… e se un giorno i miei sensi avessero avuto il sopravvento, cosa ne sarà di te dolce amore mio?
    Tu così preziosa, importante, preda di un vampiro fuori controllo dal quale mai potrai difenderti. Non è giusto che lei viva così, con la morte che gli oscura il sole…come un angelo che deve spiccare il volo per la prima volta, la spingevo giù da una rupe altissima. E se fosse caduta? E se quelle ali non le avesse aperte mai?
    No! Erano tutte scuse…lei doveva volare ed io non dovevo impedirglielo, non più.
    Ama Bella, come solo tu sai amare, rivolgi a chi è sicuramente più meritevole di me le tue attenzioni…
    Le lacrime le bagnavano il volto…ti amo…e ti amerò per sempre, per tutta la mia eternità. Ma proprio perché ti amo, devo lasciarti vivere.
    Il pensiero che qualcun altro avrebbe posato le proprie labbra sulle sue mi logorava…il pensiero di qualcuno al di fuori di me che potesse sfiorarla. No, non dovevo pensarci.
    E’ per il tuo bene amore mio, capirai…
    I suoi occhi mi imploravano e sentivo che cresceva il desiderio di stringerla e portarla via con me.
    Dovevo andare prima che fosse spazzata via anche l’ultima briciola di quel fittizio coraggio ed allora niente e nessuno avrebbe potuto separarmi da lei.
    Sarà come se non fossi mai esistito…ero stato attento a cancellare ogni traccia di noi, di quell’amore proibito. Mi avrebbe dimenticato, o almeno era ciò che speravo…
    Vivi Bella…vivi come una ragazza della tua età, come ti ho vietato già per troppo tempo.
    Mi voltai…dovevo andare, sperire dalla sua vita, era la scelta migliore, si lo era per lei…
    Corri finchè sei in tempo, finchè sarai abbastanza lontano, mi ripetevo furioso, da non poter più tornare.
    Ma sapevo che non esisteva un luogo abbastanza lontano, che ovunque il desiderio di lei mi avrebbe accompagnato fin quando l’obbligo di resisterle sarebbe divenuto un lontano sussurro ed io sarei tornato da lei.
    Urlava il mio nome…corri finchè sei in tempo…

    Senza Vita  di °Sara_Cullen°
    Prefazione


    buio...
    era ciò che vedevo..
    buio...
    era ciò che sentivo..
    solo buio..senza la sua luce che mi riscaldava il cuore.



    quel che restava di me vagava nel vuoto, e in quei giorni sapevo che non avevo un corpo.
    quelle parole che risuonavano nei miei ricordi erano come un coltello.
    "tu non mi vuoi?"
    "no".
    e l'odio che provavo per me stesso era senza controllo, e il mostro della mia mente ritornò,
    aumentando il mio immenso dolore.



    non mi muovo..nel buio.
    non parlo..nel buio.
    ma penso...solo a lei.
    odori,sapori,suoni non esistono più..ormai.

    e cerco di dare un senso alla mia vita.
    cerco di dare un senso a 107 anni di sospiri,
    cerco di trovare me stesso, quella parte di me che è rimasta con lei..nel suo cuore.
    un senso...
    la mia vita non ha senso.
    Edward Cullen non esiste più...senza lei.



    capitolo 1:

    One shot

    non ero nessuno.
    forse non in modo materiale, perchè, ufficialmente esistevo da ben 107 anni,
    ma emotivamente invece....non esistevo.
    non più.
    la mia anima non c'era, l'ho avuta per troppo poco tempo,ma non ero nessuno,
    mi sentivo così ormai, da un paio di mesi.
    non c'ero, e il mondo non mi ospitava più.


    Plic..
    Plic..
    Plic.


    il rumore delle goccie di pioggia era l'unico che sentivo, nella soffitta dove stavo.
    ma nient'altro.
    le gocce continuavano a filtrare dal soffitto sgangherato.
    ma non sentivo altro.
    suoni e odori, voci, risate, pianti, niente.
    ero in un altra dimensione, forse.
    ma ormai non mi importava più nulla.
    io non ero nulla.

    era così insopportabile, il tempo.
    ogni settimana, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto passava così lento...
    surreale.
    ma soprattutto ogni singolo secondo senza di lei, apriva un varco nel mio freddo cuore.
    non batteva da anni,secoli, ormai.

    Non so per quale strana magia o incantesimo,
    ma quando la vidi, la prima volta, lo sentìì di nuovo.
    cosa mi succede? mi chiedevo.
    era strano da dire, ma l'elettricità di quella ragazza mi suscitava emozioni sconosciute, talmente potenti da superare
    tutto: scienza, tecnologia, persino il paranormale.
    cosa provo? continuava a non capire.
    Amore...........

    solo ora capìì.
    era Lei la mia energia, il mio ossigeno, la mia magia e il mio incantesimo
    era Lei, la mia vita.
    la forza motrice del mio cuore prigioniero dei ghiacci.
    solo Lei.

    mi ranicchiai di più alla parete.
    e cercavo con tutte le mie forze di non pensare a lei.
    ma non ce la facevo, non potevo.
    L'avevo lasciata, per non metterla più in pericolo.
    doveva essere felice, come meritava.
    io, non volevo più crearle problemi, per quello che sono.

    ma era così insopportabile.
    io la amavo, la amerò sempre.
    Lei DEVE essere felice.
    Egoista! Egoista! mi gridava la coscienza.
    no! NO! non sono egoista! LEI deve essere felice e solo LEI! io non merito di starle accanto!
    eppure ogni volta che pensavo a lei la mia forza svaniva
    perchè la sola cosa che volevo era poterla ancora abbracciare, baciare,
    respirare il profumo dei suoi capelli, vederla ancora arrossire, stringerla tra le mie braccia..
    ma non potevo.
    non più.
    e ciò mi stava facendo impazzire.

    La sola idea di metterla in pericolo era il mio peggiore incubo.
    non la potevo sopportare.
    ma il desiderio di rivederla era sempre più forte, inarrestabile,
    e non so, per qualche strano motivo, io sto riuscendo a controllare il mio cuore impazzito.
    ma forse un motivo c'è davvero.
    ed è sempre lei che lo controlla, la mia dea,
    unico vero motivo: io la amo.

    la amo davvero, a farei di tutto.
    e mi trovo qui, da solo, in un guerra senza fine.
    Combatto. Ma non da eroe.
    Combatto con i nemici del mio cuore.
    Combatto le due schiere che mi attacano senza pietà:
    Amore, passione,la dolcezza della sua presenza...irresistibile.
    e la rabbia, il tormento,la disperazione della sua perdita...agonizzante.
    Lotto con ogni singola forza che mi rimane...
    ma la forza è poca..ho bisogno di lei.
    la mia elettricità.
    la forza che mi manda avanti.


    ma è inutile.
    è la scelta più giusta, e io l'ho presa solo per lei.
    Vivi la tua vta Bella e sarai felice.
    forse lei avrebbe potuto veramente vivere senza di me.
    ma io, no.

    avevo perso me stesso ormai.
    una parte di me era rimasta a Forks, con lei.
    e lo sapevo bene ormai, non sarei potuto tornare a riprenderla. mai.

    il cellulare vibrò portando con se un ondata di tristezza e di mancanza.
    "Edward?" disse una voce familiare....Rosalie.
    non risposi.
    non avevo più niente da dire,ormai.
    "Edward! ti prego rispondi e importante! si tratta di Bella!"
    Bella...
    il suo nome mi trafisse il cuore.
    "Edward! Bella...è ....morta"



    il telefono cadde con un tonfo.


    lo sapevo, ne sono sicuro.ora.


    non ci sono più. davvero.



    non esisto.



    sono qui.ora.
    in un mondo senza lei.
    ma non è lo stesso mondo.
    è buio, triste, senza amore.
    scolorito, nero, pieno di dolore.
    odio questo mondo.
    sono affondato, ormai, con la barca del mio dolore,
    in un mare senza uscita.
    un mondo dove nessuno esiste.
    un mondo dove le persone non ha cuore, lo avevano, o non lo hanno mai avuto.
    ma non lotto più.
    perchè lei non c'è.
    e ogni speranza è vana.
    la mia vita è morta, di nuovo.
    lei, era la mia vita.


    Sospiro
    senza emozione.
    Sospiro
    con dolore.
    Sospiro
    e spero con tutto me stesso di rivedere ancora una volta il suo viso.
    Sospiro.
    e raccolgo i pezzi del mio cuore che nn c'è.
    Sospiro
    ma ogni attimo rallenta il mondo, ed è sempre peggio, senza lei.
    fa male.
    Sospiro e basta.
    perchè non voglio più restare in questo tetro mondo senza amore.
    Parto per una nuova meta. un nuovo mondo.
    Dove le sofferenze avranno fine.
    La Morte.

    Survive di *Bella_Cullen*
    <<addio>>. In un lampo fuggii da lei. La vidi tendere le braccia e urlare qualcosa ma ne seniti solo un sussurro….<<aspetta!>>
    No, adesso basta amore. Non posso aspettare. Correvo veloce, sempre più veloce, con rabbia, con dolore, con disperazione....appena passata La Push raggiunsi il mare e lasciai tutti i vestiti sulla spiaggia. Mi buttai e ripresi la mia folle corsa, nudo, senza più maschere, senza più finzioni, senza più inibizioni...non ero Edward l’umano attento, ero Edward il vampiro. Accellerai. Tokyo, Taejon, Qingdao, Xining e poi Kabul, Teheran, Tabriz, Smirne, Atene, Roma, Marsiglia, Santiago di Compostella e di nuovo mare...New York, Columbus, Chicago, Salt Lake City, Sacramento e Forks. In meno di un’ora avevo fatto il giro completo del mondo. Mentre mi avvicinavo a casa sentii un odore famigliare, Carlisle, e perlustrai con la mente i dintorni, pronto a fuggire da mio padre. Ma non c’era nessuno. Filai in casa fino alla mia stanza, dove aprii la valigia. Mi vestii, badando a sentire tutto il dolore della mia sconsiderata azione. Finito, presi la valigia e rimasi un attimo sulla soglia. La mia stanza era pregna di ricordi dolorosi. Bella. No, non ora. Chiusi la porta e scesi le scale fino all’ingresso. Mi voltai. Per l’ultima volta guardavo la mia casa...chissà tra quanti anni sarebbero tornati ad abitarci. Io non ci sarei stato, lo sapevo bene, potevano tornare solo dopo la morte di tutti quelli che ci avevano conosciuti. Bella compresa. E io l’avrei seguita. Per un attimo il mio sguardo cadde sul tavolo del salotto. Una chiave attaccata ad un portachiavi blu. Raggiunsi il tavolo e la presi: “Isola di Esme”. Si. Era proprio quello di cui avevo bisogno.

    Correvo di nuovo attraverso il Messico, poi attraverso il Venezuela fino al Brasile. A Rio andai al porto e cercai Juanito. Era un omone grosso, scuro di pelle, di origini spagnola. Lo raggiunsi e mi condusse al casotto sul porto. Senza fare domande, la mia espressione faceva intendere chiaramente che non ne volevo, mi consegnò le chiavi della barca di Carlisle e andò via. Saltai sulla barca e misi in moto. Velocemente uscii dal porto e schizzai a tutta velocità in mare aperto. Dopo un’ora circa vidi le prime palme e la baia sull’oceano. Attraccai e legai la barca, poi mi incamminai verso la casa, col cuore che batteva forte, impaziente di sentire il dolore. Entrai nella graziosa casetta che mio padre aveva ragalato a Esme molto tempo prima. Feci in tempo a chiudere la porta e appoggiare la valigia sul divano, poi le ginocchia mi cedettero e crollai.
    Raggomitolato a terra, soffrivo come un’animale, distrutto dalle ondate di sofferenza. Se avessi potuto avrei pianto, ma riuscii solo a gemere, disperato. Cercai di farmi male, più male che potessi, sbattei la testa per terra, mi morsi le mani, le braccia, la lingua, ma il dolore arrivava solo dal mio petto. Odiai il mio corpo con un’intensità che non avevo mai provato, odiai me stesso e quello che ero, che mi aveva costretto a lasciare la mia anima bella...la mia stella gemella....Bella. Il ricordo del suo viso mi fece di nuovo male, le sue labbra dolci e calde, il suo viso a forma di cuore, i capelli mordidi e profumati...i suoi baci, le sue carezze....gemetti più forte e lanciai un righio acuto, un ringhio senza inibizioni. Il dolore della sete che avevo provato il primo giorno in cui vidi Isabella Swan non fu niente, niente confronto a questo dolore insopportabile per averla perduta...per avergli mentito dicendogli che non la amavo...che non l’amavo...io che avevo giurato di proteggerla da ogni dolore gli avevo inflitto questo supplizio. Ma lei avrebbe dimenticato...tra dieci, venti o cinquanta anni lei sarebbe riuscita a chiudere questa ferita...magari qualcun’altro si sarebbe preso cura di lei, l’avrebbe accudita e amata in un modo migliore di me....
    Il primo giorno avevo sentito i pensieri di ogni studente maschio nella mensa e ero certo che anche uno di loro poteva renderla una persona felice...Mike, Tyler, Eric...i loro pensieri erano sempre protettivi nei suoi confronti e la trovavano bella e simpatica....e non l’avrebbero mai lasciata veramente....amore....
    La tristezza si abbattè sulla disperazione e mi permise di ricompormi. Mi alzai con uno scopo preciso. Se l’avevo abbandonata per proteggerla, allora dovevo eliminare ogni possibile pericolo sulla sua strada. Victoria in primis. Si, sarebbe stato il mo scopo da quel momento. Ma per ora no. Avevo bisogno di liberarmi della disperazione visibile almeno, per poter tornare nel mondo degli umani come uno di loro. Si, potevo farcela. Lo avrei fatto per lei. Per Bella. Per la mia unica e sola ragione di vita...io sarei sopravvissuto.

    Abbandono di se stessi  di Kitty_Cullen
    Lo aspettavo a casa.. Avrei voluto corrergli incontro, ma temevo di peggiorare la situazione.
    Potevo solo immaginare cosa provasse: Sofferenza e una acuta frustrazione verso se stesso che poteva sfociare in una ceca rabbia.
    Certo, appena arrivato mi avrebbe sentito! Come osava? Come osava impedirmi di vedere la mia migliore amica per un suo stupido senso di inadeguatezza? La mia unica amica, a dire la verità…oltre a Rosalie, certo…ma con Bella era diverso…lei era diversa.
    “Jasper” sussurrai
    “Si, tesoro?” mi bisbigliò lui all’orecchio un istante dopo
    “Devo parlare con Edward, forse è meglio se resti per calmare un po’ le acque”
    “Ok, nessun problema…dopotutto è colpa mia”
    “Non dire idiozie. Non è affatto colpa tua, è successo e basta”
    “Come credi” mi rispose lui, affranto. Povero amore, si sentiva in colpa…dopo avrei pensato anche a lui, ma ora mi dovevo concentrare su Edward e Bella
    “Carlisle” lo chiamai “ti prego vai a caccia con gli altri…Ed sarà qui a momenti” gli chiesi. Era meglio che sgombrassero il campo. Averli tutti attorno, con la loro compassione, avrebbe potuto far scaturire in lui altra rabbia.
    “D’accordo cara, ma fai attenzione” mi rispose lui prima di uscire con gli altri
    “Edward!” tuonai. Non c’era bisogno di parlare e lo sapevo, tuttavia così sarei anche riuscita a sfogarmi.
    Ma appena lo vidi la mia rabbia evaporò come neve al sole.
    Il suo viso era una maschera di un dolore enorme, mai visto nei tanti anni che avevo vissuto. Distrutto non bastava; era annientato dal dolore, disperato. Non avevo mai visto Edward così…MAI. Mi ero concentrata su Bella e non avevo pensato a lui.
    Che egoista ero stata!
    “Edward” ripetei in un sussurro. Non mi rispose neppure. Semplicemente si afflosciò sul pavimento. Gli corsi incontro e Jasper con me.
    “Edward, perché? Perché l’hai fatto? Ci saremmo riusciti…Jasper si sarebbe allontanato per un po’ da lei e tutto sarebbe tornato come prima” gli dissi ostentando una voce calma
    “No!” urlò lui “pensi veramente che sarei riuscito a farle correre un rischio del genere? Che l’avrei costretta a rischiare la vita per me?”
    “E quello che pensa lei non conta? Non importa quello che desidera? Pensi che ora starà meglio? IO l’ho vista… distesa nel bosco…distrutta” mi bloccai. Non volevo dirgli che la visione si interrompeva bruscamente ad un certo punto e per non pensarci ripresi subito a parlare “pensi che per lei questo sia meglio? Lei vuole TE Ed…ti ama più di ogni altra cosa… pensa solo che per amore tuo ha accettato la tua natura e ha affrontato un segugio…”
    “Appunto Alice…possibile che non capisci? Ha già sofferto una volta a causa di quello che sono…non mi scorderò mai in che condizioni era dopo quell’episodio, quell’incubo…io la amo”. Vidi la disperazione e la rassegnazione nei suoi occhi; un dolore tanto profondo e intenso da ferirmi, da rattristarmi. Feci un cenno a Jasper e lui intervenne subito, infondendo calma e serenità.
    “NO!” urlò Edward, ribellandosi a quell’influsso
    “Non fare lo stupido…starai meglio” gli risposi
    “IO-NON-VOGLIO-STARE-MEGLIO” ringhiò. Sentii Jasper irrigidirsi al mio fianco e gli posai una mano sul braccio per tranquillizzarlo.
    “Edward…”riprovai
    “NO! Io mi merito questa sofferenza… mi merito di soffrire in questo modo…l’ho ferita, Alice…le ho detto che non l’amavo più…l’ho abbandonata quando avevo giurato di non farlo…invece di proteggerla l’ho esposta a ogni genere di rischi…io l’ho tradita.”
    “Oh andiamo” sospirò una voce alle nostre spalle. Rosalie. “Era solo un’umana ok? Vediamo di non farla troppo lunga…ma nessuno pensa a me? Qui mi trovavo bene…”
    “Rosalie…” l’ avvertii notando l’espressione furiosa di Edward
    “Che c’è? È vero! E tutto per quella mocciosa di Isabella Swan. Cosa avrà poi di così speciale? Se la uccidessimo il problema sarebbe risolto”
    Successe tutto in un lampo. Vidi cosa sarebbe successo un istante prima che accadesse. Edward fece un balzo verso Rosalie. Riuscii a mettermi in mezzo un secondo prima che fosse troppo tardi.
    “Non vedi cosa sei diventato? Ora attacchi pure la tua famiglia per lei… ma non importa… se non sarò io ad ucciderla ci penserà qualcun altro…tipo Victoria…peccato non assistere” sibilò mia sorella con gli occhi ridotti a 2 fessure.
    Si diede una sistemata ai vestiti ed ai capelli e uscì dal salone come niente fosse mentre io e Jasper tenevamo fermo un Edward inferocito. In quel momento ebbi un’altra visione.
    “Stanno arrivando” mi disse Edward
    “Vai, a loro spiego tutto io… ci vediamo presto” gli dissi io
    “Grazie” mi rispose un secondo prima di scomparire dalla porta a vetri.
    “Dov’è lui?” chiese Esme entrando in quel preciso momento
    “Se ne è andato…è quello di cui aveva bisogno…se non lo lasciamo andare sarà peggio…”spiegai io
    “Si, ma dov’è andato?” insistette Emmet
    “In Alaska” dissi io “per un po’ non lo cerchiamo ok? Fidatevi, è la scelta migliore al momento.”
    “Ok” disse Emmet lanciando un’occhiata tristissima verso la porta finestra e la scia appena lasciata dal fratello.

    “Ora basta Ed, devi reagire” lo sgridai una settimana dopo. Era in una baracca nel bosco, a 900km da Seattle.
    Erano sette giorni che non muoveva un muscolo e 7 giorni in cui ero io a portargli qualche per placare la sua sete…
    Anche perché lui non voleva bere ed ero quasi obbligata a portargli il viso al collo della preda. Naturalmente gli altri non sapevano dove fosse…per loro era in Alaska, dove io gli avevo detto…
    “Edward, reagisci! Sono giorni che non muovi un muscolo!” aveva pensato a quattro o cinque tentativi di suicidio, ma sapeva anche lui che erano inutili, e quindi si era rassegnato a stare lì, immobile.
    “Bella si è ripresa almeno un po’? si è rialzata dal letto?” mi chiese con la voce roca di chi non parla da giorni
    “No” fui costretta ad ammettere. Dopo il misterioso svanimento del suo futuro, avevo ripreso a vederla. “No, è ancora in stato catatonico” evitai di aggiungere che, per quanto in là mi spingessi la vedevo sempre in quello stato. Edward era già abbastanza distrutto, senza che io aggiungessi quell’informazione, a gravargli addosso.
    “Ok” disse lui pensando a qualcosa. Mi concentrai per vedere se avesse preso una decisione, e rabbrividii. Volturi.
    “È stupido” gli dissi, cercando di mantenere la calma
    “Perché? La mi esistenza non ha più senso senza di lei” disse con voce spenta
    “Hai ancora una missione. Finché Victoria non sarà eliminata, Bella sarà in pericolo, e il vostro sacrificio vano”
    Una scintilla gli illumino gli occhi
    “Hai ragione Alice…è tempo di caccia” mi rispose sfrecciando fuori. Aveva un’espressione talmente malvagia che mi spaventò tantissimo. Però almeno, dopo tanto, aveva di nuovo un obbiettivo, uno scopo, una ragione per andare avanti… e la mia visione sui Volturi di poco prima era sparita… per ora, almeno..